Per Semonide

Se la donna fosse pane non sceglierei una rosetta bitorzoluta o una treccia fatta a mano, scorza dura. Morbida, liscia e sottile accarezzerei la pelle d’un pane arabo, ancora cosparsa della farina che l’ha generata. Forme soffici e minute, da tenere tra le mani e maneggiare con attenzione. Bianca come il latte, bruciata da alcun fuoco, ma cotta quanto basta … Continua a leggere

Ichthys – Cristo ai grandi magazzini

  Ricordo come se fosse ieri il giorno in cui Cristo apparve ai Grandi Magazzini. Ero al banco frigo, reparto surgelati, stavo scegliendo cosa cucinare per cena. Tutte scatole tristi e fredde, nel rigido formato monoporzione, di quelle che ogni cassiera ti sorride ironicamente, perché lei stasera non è sola come te. – Crepi l’avarizia – mi dissi e comprai … Continua a leggere

Chronos

Pensa che questi giorni non torneranno indietro: ogni parola, ogni azione, ogni gesto spesi oggi saranno dei piallidi chiarori nel tuo tempo futuro, gli aloni della tua persona. Il futuro non è anonimo, incolore, ma soffusamente dipinto, come il cielo dall’Aurora dalle dita di rosa. Un acquerello. Non v’è niente di più dolce d’un futuro appena sfumato ed accennato, nelle … Continua a leggere

L’ora delle cicale

Il saggio sedeva sulle radici di un ulivo a guardare arrossire il sole nell’imbarazzo della sera; il coro delle cicale lo scherniva: fri-fri, fri-fri. Lui calava, immergendo tutto nell’ambra. “Vecchio, i tuoi occhi luccicano e sono sopite le tue membra, cosa ci fai sotto i nodi dell’ulivo?” “Fri-fri, fri-fri. Le senti?” “Si.” “Alza lo sguardo. Vedi nuvole e stelle intrappolate … Continua a leggere

Ho mangiato i suoi frutti, ora sono dentro di me

L’Agorà   L’Acropoli mi ha deluso: troppo bianco per i miei occhi il Partenone, troppo poco il verde in quella polvere rossastra rapita tra i venti. Le Cariatidi piangono: bell’attrazione.   Allora scendo scalini di terra battuta strade e asfalto voci e colori.   Nella piccola Agorà passeggio incantato: un bimbo sono io al sapore nuovo di voci antiche vecchi … Continua a leggere

Nichilismo solitario

La torre d’avorio C’era una volta un re, un banchetto, degli invitati e naturalmente un bardo. Stridule note uscivano dal suo liuto mentre con voce squillante cantava di una principessa rinchiusa dal destino avverso in una torre d’avorio… Pressappoco narrava così. -Oh qual crudel destino volle cingerti tra bianche mura invece che di fiori corolle bimba dall’anima pura! Quindici anni … Continua a leggere

Così nasce, quasi per gioco

Il pregiudizio Era estate. Il sole camminava sullo zenit in un cielo terso e sereno abbagliando i nugoli di rondini che tornavano al nido. L’aria calda e pesante ricopriva nella periferia di una città la pietra delle case e dei muretti a secco ammantandosi come velluto tra le foglie dei vigneti. Gli ulivi si contorcevano per l’afa gettando a terra … Continua a leggere